Suor Elia: La “Prima Cittadina di Bari” tra Famiglia e Società

Piazzetta San Marco

VENERDI 29 SETTEMBRE 2017 ore 19:30

Nell’anno in cui nasceva (1901) è sorto a Bari il Monastero di San Giuseppe (in via De Rossi, ora della Beata Elia di S. Clemente) che avrebbe accolto tra le Carmelitane, nel 1919, Teodora Fracasso, con il nome di Suor Elia. Suor Anna, sua consorella, descrive quei tempi segnati da forte anticlericlarismo: “un secolo di materialismo, distaccato da Dio”.

Sereno e virtuoso è stato il cammino che ha portato la giovane Teodora alla clausura: una indimenticabile vita familiare prima nel Borgo Antico, nella piazzetta accanto alla chiesa di S. Marco con tante piccole compagne d’infanzia e poi in via Piccinni, non lontano dalla chiesa di S. Francesco (Maria SS.ma del Rosario) e per qualche tempo in una casetta a Carbonara.

Con i suoi Scritti e le sue Lettere è lei stessa che ci aiuta a cogliere il rapporto profondo che l’ha unita per sempre alla famiglia: “la prima grazia di cui il buon Gesù mi fece dono fu quella di nascere da genitori veramente santi”; alla casa “nido d’amore, santuario di fede e di virtù”, che lascia “solo per il mio Dio”; “alla mamma dolcissima dimora di affetti ridenti”; al “babbo del mio cuore”; al “caro fratello” Nicolino; alla piccola Domenichina, “Nenenna”, che poi la seguirà nella clausura di via De Rossi.

Il suo “volo” al Carmelo “giardino caro, luogo di pace e di preghiera” lo si comprende solo nella luce di una chiamata interiore, avvertita da quando aveva quattro anni e quattro mesi: “da quel giorno il desiderio e il continuo pensiero di essere monaca non partirono un solo istante dalla mia mente”.

Nel frattempo è stata una “compagna di viaggio” per tante persone, a cui sapeva trasmettere una profonda fiducia, di tanti poveri, di tanti ragazzi e ragazze che hanno condiviso con lei esperienze associative nella chiesa di S. Francesco: “tutti la conoscevano e ne cercavano la compagnia”, anche i dipendenti della piccola azienda paterna, raggiunti spesso dalle sue piccole attenzioni che rivelavano la pienezza della sua umanità.

Non è vissuta a lungo, solo 26 anni: sono bastati per “saper fiorire laddove il Signore ci ha seminati”, come usava affermare.

Aveva anche detto: “Non sono le grazie che fanno i santi, ma i santi che fanno le grazie”.

La gioia di saperla beata è esplosa nella Cattedrale di Bari il 18 marzo 2006, durante la celebrazione della sua Beatificazione mentre l’Arcivescovo di Bari, Mons. Francesco Cacucci, la presentava come la prima Beata della nostra Chiesa e della Città di Bari, il frutto più bello del Congresso Eucaristico Nazionale (celebrato nel 2005), “un fiore” cresciuto in mezzo alla gente, tra i membri della sua famiglia naturale (famiglia Fracasso) e religiosa (nel Carmelo di Bari) “solo desiderosa di essere trapiantata nelle aiuole dell’eterno giardino ove è sempre è primavera ed eternamente si ama Dio”.

Mons. Alberto D’Urso
Vice Postulatore della causa di Beatificazione