Intrecci di voci Produzione del Conservatorio di Musica “N. Piccinni” di Bari

San Domenico

MERCOLEDI 26 SETTEMBRE 2018 ore 19:30

Presentazione a cura di Annamaria Bonsante Coro del conservatorio di musica N. Piccinni direttore: Giuseppe Mallozzi Organo: Carlo Barile; trombe: Domenico De Nusso, Adriano Palmieri; percussioni: Edoardo Parente; soprano: Cristina Fanelli; direttore: Antonio Dilella

Prima parte […] La musica sacra di Biagio Putignano persegue lo scopo della trasmutazione: rendere ogni materiale sonoro una metafora della liberazione spirituale dal tempo. Una simile liturgia umana viene ottenuta impregnando la musica di rifl essi acquei, luminescenze di fuoco, liquidità aeree e densità terrestri. Putignano sa bene che per ascendere nelle vertigini dove tempo e spazio sono consonanza occorre, prima, scendere nel tempo, prigione di ogni individuo. Ne consegue una musica che trova la propria dialettica nella scissione tra memoria e destino: suggestione dei sensi che si fa simbolo dell’eternità. In questa musica ogni evento è specchio di qualcosa che avviene altrove, e trova la sua eco nelle derive progressive di un ritmo e di un’armonia che vengono tanto più saldamente aff ermati quanto più sono soggetti alle intermittenze del cuore. Alessandro Zignani (musicologo) Estratto da Angeli sulla punta di uno spillo booklet del CD Desiderium Animae.

Seconda parte Il percorso che è proposto nella seconda parte del concerto si snoda attraverso opere corali di tre autori: Vieri Tosatti, Federico Biscione, Luigi Capuano. Questi autori sono legati da un fi lo doppio: il primo di loro ha svolto la sua attività soprattutto nel trentennio 1940-70, concentrandosi soprattutto nell’opera; il secondo, Federico Biscione, è un autore tuttora attivo che del primo è stato amico e discepolo; l’ultimo degli autori, Luigi Capuano, è tuttora allievo di Biscione presso il conservatorio di Bari. Si confi gura quindi una contiguità generazionale nel contatto diretto, ma anche una sostanziale unità di intendimenti estetici: questi autori hanno dato e danno un loro contributo a quel ‘900 e a quel 2000 che non ha voluto credere alla pretesa obsolescenza dell’armamentario compositivo “tradizionale”, giudicato invece come via particolarmente adatta a mantenere un contatto con un pubblico sempre più indiff erente alla musica contemporanea.